Oderzo (Tv) | La Soprintendenza presenta i primi risultati delle indagini archeologiche in corso nell’area dell’ex pescheria: torna alla luce un eccezionale contesto di epoca tardoantica
L'incontro presenta, in via preliminare, i primi risultati delle indagini archeologiche in corso nell'area dell'ex pescheria, che stanno riportando alla luce un eccezionale contesto di epoca tardoantica.
Data:
15 Giugno 2026

Venerdì 19 giungo, presso Palazzo Foscolo a Oderzo, in un incontro organizzato dall’Amministrazione comunale e dalla Soprintendenza di Padova, sono stati presentati in via preliminare i risultati delle indagini archeologiche tuttora in corso nell’area dell’Ex Pescheria, avviate nel novembre del 2025 in previsione di un nuovo intervento di edilizia residenziale che riqualificherà l’area nel centro storico della città.
Fin dai primi rinvenimenti messi in luce da alcune trincee di controllo è stata compresa la potenzialità del sito, presto confermata dalle indagini in estensione prescritte dalla Soprintendenza per fare luce sul contesto.
Attualmente lo scavo archeologico, condotto sul campo dalla Ditta Diego Malvestio e C. con il sostegno della Committenza, ha interessato un’area di quasi 30 x 30 m, corrispondente al lotto di futura edificazione, ed ha riportato alla luce quello che possiamo ritenere il primo luogo di culto cristiano della città. Una scoperta di eccezionale importanza, che sta scrivendo una nuova pagina nella storia dell’antica Opitergium, tra epoca tardo antica e altomedioevo, e che contribuirà a ricostruire l’evoluzione insediativa della città.
L’area oggetto di indagine, esterna al perimetro urbano dell’antica Opitergium, si inserisce in un comparto già interessato dalla presenza di significative evidenze archeologiche. Nelle immediate vicinanze sono infatti documentati i mosaici figurati dell’area dell’ex orto Gasparinetti, attualmente conservati presso il Museo Archeologico “Eno Bellis”, nonché il complesso individuato nell’area delle Ex Carceri, dove precedenti interventi hanno restituito sepolture di età tardoantica e altomedievale e un ridotto fortificato bizantino, che testimoniano le trasformazioni dell’assetto urbano di Oderzo nella fase successiva al declino della città romana di età imperiale.
Proprio in via Pescheria, inoltre, viene tradizionalmente collocato il rinvenimento nel 1883 di un mosaico policromo esposto per una lunghezza di circa 30 m che venne poi rinterrato.
L’ampliamento progressivo dell’area di scavo ha messo in luce diffuse pavimentazioni musive policrome e imponenti strutture murarie, delle quali si conservano solo le fondazioni, a circa 3 metri di profondità rispetto all’attuale piano di calpestio. Tali strutture fondazionali, con spessori fino a 1,20 metri e composte da laterizi legati con malta, risultano impostate su pali lignei infissi nel terreno alluvionale per ottenere maggiore portata e solidità, secondo una tecnica ampiamente diffusa già dall’antichità. I due muri perimetrali presentano inoltre lesene esterne poste a intervalli regolari.
L’insieme delle evidenze ha consentito di delineare la planimetria dell’edificio, a pianta rettangolare, della larghezza di circa 23 m per una lunghezza al momento verificata di almeno 30 m, ripartito in tre navate, con un orientamento est-nord-est/ovest-sud-ovest. Una chiesa, quindi, di importanti dimensioni che purtroppo non sarà possibile definire con precisione, in quanto la fronte dell’edificio, rivolta a occidente, è stata tagliata e asportata, probabilmente in epoca medievale, dallo scavo del canale che ancora oggi delimita l’area a sud-ovest, lungo via Mazzini.
Di notevole rilievo e raffinatezza risultano le pavimentazioni musive policrome con articolati motivi geometrici e vegetali, conservati soprattutto in corrispondenza della navata laterale meridionale e in parte della navata centrale: tra i più complessi, un pannello quadrato presente lungo la navata laterale, caratterizzato da un ampio ottagono centrale con motivo a velario e da una articolata composizione di quadrati e losanghe delimitati da doppie cornici e arricchiti da ulteriori elementi decorativi geometrici e vegetali. Sono inoltre presenti schemi geometrici a ottagoni delimitati da trecce, a cerchi allacciati ornati da foglie di acanto e motivi vegetali a edera o a pelta e a losanghe con croce iscritta riconducibili a repertori decorativi attestati nell’Italia settentrionale in età tardoantica, sulla base dei quali al momento si ipotizza una datazione del complesso tra la fine del IV e il V secolo d.C.
Parte delle pavimentazioni, tuttavia, risulta compromessa da interventi moderni, riferibili agli edifici novecenteschi precedentemente presenti nell’area, e ampiamente asportata forse già in occasione dei pesanti interventi di spoglio che seguirono all’abbandono del complesso.
In prossimità del limite orientale dell’area di indagine sono presenti alcune piccole basi quadrangolari per l’alloggiamento di pilastrini che si ritengono pertinenti alle transenne presbiteriali e alla delimitazione dell’area liturgica, che al momento si estende oltre il perimetro dello scavo. Il limite orientale dell’edificio, infatti, con la parte absidale, non è stato ancora individuato.
Ulteriori strutture si sviluppano in addosso all’edificio principale, nel settore sud-orientale, dove sono emersi altri lacerti di pavimentazione a mosaico e un’area funzionale destinata alla lavorazione o allo stoccaggio dei materiali impiegati nella costruzione e decorazione della chiesa. Da questo contesto proviene un’ingente quantità di reperti, tra cui tessere musive, frammenti marmorei e ceramici, vetri, manufatti metallici e una piccola struttura di combustione interpretabile come fornace. Di particolare interesse risulta il rinvenimento di tessere in pasta vitrea, indicative dell’elevato livello decorativo del complesso.
Le indagini hanno restituito anche quattro sepolture a inumazione, tre delle quali bisome e tutte prive di elementi di corredo, collocate tra le lesene lungo il perimetrale meridionale dell’edificio. È attualmente in corso lo studio antropologico dei sette inumati, che insieme a future analisi specialistiche potrà fornire ulteriori informazioni su questo interessante e particolare contesto cimiteriale e sui sette inumati.
Sono inoltre in programma datazioni radiocarboniche sui resti ossei e sulle palificate che contribuiranno a definire con maggiore sicurezza l’inquadramento cronologico del sito. È ancora da comprendere, inoltre, anche in rapporto alle notizie relative ai primi vescovi di Oderzo, quale fosse la gerarchia di questa antica chiesa paleocristiana suburbana, che si colloca oggi un centinaio di m a sud dell’attuale duomo cittadino.
Se le indagini archeologiche sono ormai a buon punto, questo è solo l’inizio di un lungo percorso che prevederà studi e ricerche di approfondimento, campagne di analisi e di restauro e, non ultimo, un intervento per la valorizzazione del sito. Alla luce della straordinaria importanza e della qualità dei resti archeologici rinvenuti, si stanno valutando le soluzioni progettuali per conservare a vista i settori più significativi delle evidenze emerse. È infatti volontà condivisa dalla Soprintendenza, dall’Amministrazione comunale e dalla Committenza consentire la futura fruizione pubblica del sito, in un percorso di visita integrato nel nuovo complesso residenziale dove è previsto uno spazio destinato ai servizi culturali e turistici. Con l’auspicio che il ritrovamento possa essere occasione di rilancio per l’intero percorso archeologico cittadino.
Ultimo aggiornamento
26 Giugno 2026, 11:24
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI PADOVA, TREVISO E BELLUNO