Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso

Il recupero della lapide funeraria dei figli di Giusto de’ Menabuoi

La lapide è tornata in luce a seguito di una ricognizione degli antichi reperti lapidei conservati in uno dei depositi esterni della Soprintendenza.

Data:
18 Marzo 2021

Il recupero della lapide funeraria dei figli di Giusto de’ Menabuoi

Nell’ambito dell’attività di tirocinio formativo normata dalla convenzione tra la Soprintendenza e la Scuola di Specializzazione in beni storico-artistici dell’Università degli Studi di Padova, nel 2017 è stata effettuata da Giulio Pietrobelli una ricognizione degli antichi reperti lapidei conservati in uno dei depositi esterni della Soprintendenza, presso il quale si conservano eterogenei materiali di interesse storico artistico, di natura frammentaria, provenienti da edifici storici di Padova bombardati durante il secondo conflitto mondiale*.

Lo studio e la catalogazione dei reperti hanno riportato l’attenzione su una lapide medievale in pietra di Vicenza varietà Nanto (90x90x16 cm.), datata 29 settembre 1400, che reca l’originale epigrafe funeraria intitolata a Domenico e Daniele, figli del celebre pittore Giusto de’ Menabuoi.

Il manufatto, documentato dalle fonti storiche patavine, era stato individuato nel 2005 da Franco Benucci (Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità) e catalogato dallo studioso nel database che raccoglie il corpus delle iscrizioni medievali patavine, consultabile al link http://cem.dissgea.unipd.it

La lapide proveniva dagli scavi dell’area cimiteriale adiacente al Battistero e nel corso dell’Ottocento era stata collocata sulla parete esterna est dell’edificio. In seguito al bombardamento del 22 marzo 1944 era stata rinvenuta tra le macerie e trasportata presso il deposito della Soprintendenza.

In seguito al bombardamento del 22 marzo 1944, la lapide era stata rinvenuta tra le macerie e trasportata presso il deposito della Soprintendenza.

Il particolare pregio storico del reperto, di proprietà demaniale, e il suo precario stato conservativo hanno sollecitato l’interesse della Ditta Passarella Restauri s.r.l., che nel 2018 ha offerto le proprie competenze a titolo gratuito, stipulando l’anno successivo un contratto di sponsorizzazione “tecnica” con la Soprintendenza per le operazioni di restauro necessarie al recupero dell’opera, condotte sotto la direzione del funzionario storico dell’arte Monica Pregnolato.

L’opera si trovava collocata all’aperto su terreno erboso, appoggiata ad un muro isolato. La superficie era in gran parte ricoperta da terriccio, muschi e licheni. Il testo epigrafico, inciso sulla pietra, presentava numerose esfoliazioni, lacune e lesioni. La materia risultava estremamente friabile e satura di umidità.

Il precario stato conservativo ha richiesto la rimozione della lapide e il trasporto della stessa nel laboratorio della ditta, per gli interventi necessari al recupero.

Inizialmente il manufatto è stato depositato in ambiente asciutto per consentire l’evaporazione dell’umidità in eccesso, e in seguito sono state avviate le operazioni preliminari di messa in sicurezza delle parti in procinto di distacco, mediante l’applicazione di velatini in carta giapponese.

Dopo la rimozione dei depositi incoerenti tramite utilizzo di pennelli e microaspiratore, si è proceduto a eseguire il preconsolidamento delle aree soggette a decoesione con l’ausilio di un fissativo a base di silice, e il trattamento con prodotto biocida per la rimozione di muschi e licheni. Successivamente è stata completata l’operazione di consolidamento, e sono state suturate tutte le lesioni e le fessurazioni con un impasto formato da polvere di pietra impalpabile della medesima qualità della materia originale e legante a base di calce idraulica desalinizzata.

Le lesioni strutturali, orientate in senso longitudinale, sono state fissate con inserimento di microperni in vetro resina. Su tutta la superficie è stato infine applicato un prodotto idrorepellente.

Al termine dell’intervento di restauro è avvenuta la restituzione dell’opera alla Soprintendenza, che sta valutando le iniziative più opportune per la valorizzazione e l’esposizione al pubblico del reperto.

* Dalla Tesi di specializzazione è stata tratta la pubblicazione: Giulio Pietrobelli, Ricostruzioni. Ferdinando Forlati a Padova, “Quaderni di «Padova e il suo territorio”, 4, 2020.

** Franco Benucci, Corpus delle epigrafi medievali di Padova – Catalogo, scheda 130, Soprintendenza 6 (con bibliografia completa e ampio corredo iconografico).


IMMAGINI (clicca per ingrandire)

Ultimo aggiornamento

24 Giugno 2021, 17:46