Catalogazione

La catalogazione rientra tra le principali attività di tutela della Soprintendenza, in base ai principi dell’art. 17 del Codice di Beni Culturali

La catalogazione rientra tra le principali attività di tutela della Soprintendenza, in base ai principi dell’art. 17 del D. Lgs. 42/2004 (Codice di Beni Culturali).

Tale servizio opera secondo le indicazioni metodologiche dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero della Cultura (http://www.iccd.beniculturali.it/).



ARCHEOLOGIA

La catalogazione risponde all’esigenza primaria di conoscere i beni che devono essere tutelati da attività illecite (danneggiamento, furto, uso improprio etc.), ma anche valorizzati a fini scientifici ed espositivi (mostre permanenti o temporanee, pubblicazioni didattiche e specialistiche etc.). L’attività di catalogazione viene effettuata su materiale di proprietà statale, ma anche su quello appartenente ad altri enti territoriali, a persone fisiche senza scopo di lucro, oltre che su beni privati, questi ultimi per lo più già oggetto di dichiarazione di interesse. Attività preliminare alla catalogazione è, di norma, l’inserimento del materiale archeologico nel patrimonio indisponibile dello Stato attraverso l’inventariazione.

L’attività di inventariazione, avviata a partire dal 1949 con compilazione manuale su stampati predisposti dall’allora Soprintendenza alle Antichità delle Venezie secondo le indicazioni del Regio Decreto 26 agosto 1927, n. 1917 (Regolamento per la custodia, conservazione e contabilità del materiale artistico, archeologico, bibliografico e scientifico) relativo alle modalità di registrazione dei beni di proprietà statale, viene effettuata attualmente mediante la redazione di schede compilabili online.

L’attività di inventariazione consiste nell’assegnazione al reperto mobile di un numero identificativo progressivo (Inventario Generale, IG) al quale corrispondono una breve descrizione del reperto, l’indicazione delle misure e della materia, l’individuazione dell’ambito cronologico e l’attribuzione di un valore nella valuta corrente. La somma complessiva dei valori monetali assegnati a tutti i reperti va ad incrementare, alla fine dell’anno solare, la consistenza del patrimonio culturale pubblico che viene registrata in una specifica voce del Modello Ministeriale n. 15.

Attualmente il sistema in uso per le attività di inventariazione e catalogazione è SIGECWeb (Sistema Informativo Generale del Catalogo) e i tracciati di scheda disponibili sono MINP (Modulo per l’Inventariazione Patrimoniale), RA (Reperto Archeologico), NU (Beni Numismatici), AT (Bene Antropologico), M (Mosaici), SI (Siti Archeologici), TMA (Tabella Materiali).

Il sistema SIGECWeb e i tracciati delle schede sono accessibili dal sito dell’ICCD (http://www.iccd.beniculturali.it/it/sigec-web).

ARCHITETTURA

La creazione della nuova Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici con competenza sul Veneto orientale (entroterra della provincia di Venezia e province di Belluno, Padova e Treviso) avvenuta a seguito dell’istituzione nel 1975 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali diede avvio, all’inizio degli anni ‘80, alle prime attività di catalogazione dei beni architettonici, nel territorio di competenza, secondo le direttive nazionali impartite dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

Il Catalogo architettonico rappresenta un progetto generale, organizzato e sistematico di conoscenza del territorio il cui scopo è quello di fornire strumenti di indagine sul patrimonio storico, artistico e paesaggistico che diano, da un lato, indicazioni utili alla pubblica amministrazione per programmare con coerenza i necessari interventi di conservazione e tutela e, dall’altro, per sensibilizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio stesso.

L’attività di catalogazione, e cioè la concreta produzione delle schede di catalogo, è svolta localmente dalle Soprintendenze o da altri enti (regioni, università, enti ecclesiastici) che agli stessi principi metodologici fanno riferimento.

Le necessità imposte dalle convenzioni europee per la tutela e la libera circolazione delle opere d’arte, che prevedono di base la conoscenza di tutto il patrimonio da tutelare, segnarono nel 1992 l’avvio della campagna di schedatura denominata “Operazione Emergenza” condotta per il rilevamento completo dei beni sottoposti a vincolo, nell’ottica di acquisire informazioni utili al rinnovo dei provvedimenti di tutela sprovvisti di dati circostanziali relativi alla proprietà e di dati topografici. Tale campagna rappresentò un rinnovato impulso ai lavori di catalogazione segnando il passaggio dal catalogo cartaceo a quello informatico e, da un punto di vista metodologico, all’integrazione delle schede di Catalogo Architettonico (A/C) con quelle inventariali e di precatalogo.

Il tracciato informatico della scheda inventariale rappresenta un sottoinsieme perfettamente integrabile di quella di precatalogo che, a sua volta, discende dalla scheda A di catalogo che, per il singolo edificio, rappresenta il livello maggiore di informazioni raccolte. Al livello inventariale sono presenti i dati che servono a identificare e localizzare il bene, a stabilirne la condizione patrimoniale e giuridico-amministrativa, le sue caratteristiche essenziali. Nella scheda di precatalogo è resa obbligatoria la definizione di una serie di dati desumibili solo da un accurato sopralluogo e integrati da una approfondita ricerca bibliografica e archivistica. Ogni scheda è dotata di informazioni strutturate collegate ad una o più immagini fotografiche.

A partire dal 2010 l’Ufficio ha intrapreso un lavoro di digitalizzazione, tutt’ora in corso, attraverso il riversamento in SIGECWEB– Sistema Informativo Generale del Catalogo dell’intero patrimonio catalografico prodotto nel corso degli anni.

Le schede di tipo architettonico sono circa 9500 mentre le schede F (Fotografia) sono circa 6700. Sono presenti anche 140 schede PG (Parchi e Giardini).

BENI STORICO-ARTISTICI E BENI NATURALISTICI, SCIENTIFICI E TECNOLOGICI

La catalogazione dei beni storico artistici delle province dell’entroterra veneto ha origine nei primi decenni del Novecento quando furono intrapresi veri e propri studi ricognitivi destinati alla creazione di un Catalogo delle cose d’arte e di antichità d’Italia avvalendosi della collaborazione di importanti storici dell’arte come Antonio Arslan per Padova e Luigi Coletti per Treviso. L’attività catalografica ha avuto un forte impulso con l’istituzione del Ministero Beni Culturali e Ambientali e della Soprintendenza per i beni artistici e storici del Veneto: a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso furono avviate capillari campagne catalografiche rivolte prevalentemente alla ricognizione delle opere artistiche di proprietà ecclesiastica, ma anche appartenenti alle collezioni museali del territorio.

Le schede di catalogo, create prevalentemente in forma cartacea, negli ultimi anni sono state integralmente informatizzate e sono confluite nel catalogo generale dei beni culturali, gestito tramite il Sistema informativo generale del catalogo (SIGECweb). Nella banca dati convergono sia i progetti condotti in forma diretta dalla Soprintendenza, sia le catalogazioni promosse dagli enti abilitati come enti schedatori (Università, Enti locali, Fondazioni). Particolare rilevanza in questo ambito assumono le campagne di catalogazione delle collezioni museali scientifiche dell’Università di Padova che ampliano i tradizionali ambiti disciplinari oggetto di catalogazione (beni storico artistici) ai settori dei beni naturalistici, scientifici e tecnologici.

Sono attualmente presenti in banca dati oltre 75000 schede OA (opere d’arte) , 28000 schede S (stampe) , 2000 schede F (fotografia), oltre ad un numero crescente di beni naturalistici, scientifici e tecnologici, antropologici e demoetnoantropologici.

Ultimo aggiornamento

31 Maggio 2021, 16:09