Restaurati con fondi ministeriali oltre 100 reperti archeologici provenienti da 12 corredi funerari della necropoli romana di Vicolo Pastori a Padova

La sede di Padova della Soprintendenza ha accolto nei giorni scorsi oltre 100 reperti archeologici pertinenti a 12 corredi funerari restaurati con finanziamenti ministeriali assegnati al Laboratorio di restauro. L’intervento, curato da Giuseppe Elegir e Giusi Bertolotto della Ditta Docilia, ha permesso di recuperare anche gli oggetti più compromessi e consentirà di ampliare il quadro delle conoscenze sulla necropoli romana di Vicolo Pastori (Padova).

Data:
12 Dicembre 2025

Restaurati con fondi ministeriali oltre 100 reperti archeologici provenienti da 12 corredi funerari della necropoli romana di Vicolo Pastori a Padova

La sede di Padova della Soprintendenza ha accolto nei giorni scorsi oltre 100 reperti archeologici pertinenti a 12 corredi funerari restaurati con finanziamenti ministeriali assegnati al Laboratorio di restauro.
L’intervento, curato da Giuseppe Elegir e Giusi Bertolotto della Ditta Docilia, ha permesso di recuperare anche gli oggetti più compromessi e consentirà di ampliare il quadro delle conoscenze sulla necropoli romana di Vicolo Pastori (Padova).
Avevamo giù presentato il restauro di un statuina facente parte di uno di questi corredi funenari, “Il lettore”, che è possibile approfondire qui https://www.soprintendenzapdve.beniculturali.it/il-restauro-de-il-lettore-rinvenuto-in-frammenti-nella-necropoli-di-vicolo-pastori-a-padova/.

Il confronto tra “il prima e il dopo l’intervento” sui numerosi reperti rivela risultati davvero sorprendenti. Mostriamo in anteprima le immagini della serie di lucerne della tomba 63, un esempio significativo di come il restauro possa contribuire in modo determinante alla comprensione del contesto attraverso la ricomposizione dei singoli oggetti.
Anche i grumi più informi di terra e ossidi hanno restituito materiali significativi: una piccola scatola in bronzo per sigilli, elementi in ferro di letti o barelle funebri, ai quali si aggiungono piccoli balsamari in vetro utilizzati durante il rituale funerario e preziosi vetri deformati dal calore della pira. Partendo da sacchetti contenenti decine di frammenti, i restauratori hanno ricomposto ossuari, bicchieri, coppe, patere, incensieri e altre forme fittili. Si tratta di materiali caratterizzati spesso da impasti ceramici sensibili all’acqua e da pareti sottili, la cui pulitura richiede un approccio molto cauto e grande sensibilità per non compromettere decorazioni, ingobbi, patine e tracce d’uso, come l’apertura praticata intenzionalmente sul ventre di un’olpe.
Altrettanto importante per la conservazione di questi materiali estremamente fragili è l’integrazione delle lacune, che per adattarsi al singolo oggetto richiede una lunga e specifica esperienza. Tutti i materiali sono stati imballati con cura per poter essere movimentati e conservati al meglio in attesa delle prossime fasi.
Nei prossimi mesi, infatti, prenderanno avvio il rilievo grafico e l’inventariazione dei corredi funerari, mentre i resti ossei saranno oggetto di uno studio approfondito nell’ambito di un dottorato dell’Università di Padova.
Vi terremo aggiornati sui progressi della ricerca!

Didascalie
1 – Lucerna dopo il restauro
2 – La stessa lucerna prima del restauro
3 – Gruppo di lucerne della tomba 63 dopo il restauro
4 – Giuseppe Elegir consegna i corredi funerari restaurati
5 – Fibula in bronzo e olpe
6 – Bicchiere fittile con decorazione a strigilature
7 – Piccola scatola in bronzo per sigilli. i fori servivano per il passaggio dei cordini
8 – Balsamario in vetro blu perfettamente conservato
9 – Olpe con apertura intenzionale
10 – Esempio di integrazione delle lacune
11 – Imballaggio dei materiali

Ultimo aggiornamento

15 Dicembre 2025, 08:51