Si inaugura la mostra temporanea: “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, promossa da Comune di Alpago e Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la Soprintendenza
L’inaugurazione è fissata per sabato 28 marzo alle ore 17.00 presso Sala Placido Fabris. La mostra è promossa dal Comune di Alpago e dalla Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno a testimonianza di un lavoro realizzato tra istituzioni e territorio.
Data:
26 Marzo 2026
Il Comune di Alpago ha presentato oggi, nella sede della Provincia di Belluno, la mostra temporanea dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale.
📌 L’inaugurazione è fissata per sabato 28 marzo alle ore 17.00 presso Sala Placido Fabris. La mostra è promossa dal Comune di Alpago e dalla Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno a testimonianza di un lavoro realizzato tra istituzioni e territorio. L’esposizione, che vedrà in mostra la ricostruzione sperimentale della situla, si colloca inoltre in corrispondenza del ventesimo anniversario della VIII Settimana della Cultura – Mostra Archeologica, che interessò nel 2006 gli stessi spazi della sede del percorso espositivo, rafforzando il legame tra memoria, luoghi e comunità.
La mostra temporanea invita il pubblico a scoprire uno dei reperti più significativi del territorio locale come ponte tra passato e presente. La situla non è solo un reperto archeologico: è testimonianza della vita socioeconomica antica dell’Alpago e simbolo di un patrimonio condiviso, capace di raccontare l’evoluzione della frequentazione umana del territorio. Attraverso ricostruzioni, immagini e testimonianze, il percorso espositivo intreccia archeologia, storia locale e memoria collettiva. Un filo emozionale accompagna il visitatore alla scoperta degli scavi di Pian de la Gnela (2002–2012), alle pendici del Monte Dolada, in particolare della Tomba 1, mostrando cosa significhi fare ricerca archeologica e quale ricaduta positiva essa abbia avuto sulla comunità locale.
🎯 Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. Anni di ricerca effettuati con la direzione scientifica della Soprintendenza, il successivo restauro dei reperti e una serie di studi multidisciplinari hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe.
✅ La mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità” nasce dalla pubblicazione scientifica (2015) “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini, ed è il punto di partenza di un progetto di valorizzazione culturale più ampio, che mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale.
Il fine della mostra è prettamente divulgativo: rendere accessibili i risultati della ricerca scientifica, avvicinare il pubblico all’archeologia e favorire una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale, trasformando la situla di Pieve d’Alpago in un bene comune.
Il cuore pulsante dell’esposizione è il coinvolgimento diretto del pubblico, attraverso un percorso partecipato. Accanto alle sezioni dedicate al territorio, agli scavi e alla ricostruzione sperimentale della situla, sono presenti infatti delle aree partecipative dove visitatrici e visitatori di ogni età potranno lasciare idee, pensieri e prospettive contribuendo a costruire un dialogo vivo tra passato e presente. La mostra, curata dall’Ufficio Cultura del Comune di Alpago, si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: uno spazio di accoglienza, dove iniziare il viaggio alla scoperta della situla; l’area testimonianze, con ricordi e racconti del territorio; l’area partecipativa, per lasciare idee e impressioni; un focus sui musei dell’Alpago, per conoscere le risorse culturali locali; l’area educational, con una lavagna per bambini e schede didattiche per esplorare e sperimentare; un’esperienza tattile con la copia 3D della ricostruzione sperimentale della situla; e infine l’area scientifica, con la ricostruzione sperimentale della situla, pannelli informativi a cura di Michele Bassetti, Stefano Buson, Alexia Nascimbene e Diego Voltolini e una proiezione video.
L’esposizione si inserisce nel percorso verso il progetto “La Casa dell’Alpago” e mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Con un allestimento essenziale e riutilizzabile, la mostra trasforma temporaneamente uno spazio comunale in un luogo di incontro, apprendimento e crescita collettiva.
Il programma, orari e attività collaterali della mostra
Sabato 28 marzo alle ore 17.00 si terrà la cerimonia di inaugurazione presso Sala Placido Fabris, via Roma-Pieve, n.54, a cui seguirà presso il Palazzo Municipale di Pieve d’Alpago, in via Roma-Pieve, n.31 un intermezzo musicale d’arpa, il taglio del nastro e la visita del percorso espositivo.
La mostra temporanea sarà visitabile dal 28/03 al 27/09/2026, con i seguenti orari: lunedì – venerdì 10.00 -12.00, martedì e giovedì 15.00 – 17.00, sabato 9.00 – 12.00 e domenica e festivi 16.00 – 18.00 (Pasqua chiuso).
È previsto un calendario di attività collaterali, che prevedono eventi tematici e visite guidate mensili animate per bambini e adulti. Maggiori dettagli saranno disponibili sui canali social del Comune di Alpago.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare gli uffici comunali al tel. 0437/ 478086 int.1 o scrivendo una mail a anagrafe@comune.alpago.bl.it. Ingresso libero. La cittadinanza tutta è invitata.
Il Sindaco del Comune di Alpago, Alberto Peterle:
“Questa mostra temporanea è un esempio concreto di come la cultura possa essere un elemento virtuoso di crescita diffusa e di dialogo con la comunità.Mettere a terra tale iniziativa segna un importante traguardo culturale per la nostra Amministrazione e, al tempo stesso, costituisce un punto di partenza. È nostra volontà proseguire nella valorizzazione culturale, continueremo a lavorare in questa direzione, per costruire, nella prospettiva della realizzazione del nuovo spazio espositivo “Casa dell’Alpago”, un futuro di cultura e partecipazione. Il mio più sentito ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto e reso possibile questa mostra, un apprezzamento speciale per il sostegno è rivolto alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, alla Soprintendente Marta Mazza e al funzionario archeologo Chiara D’Incà, a Giovanna Gangemi, a Stefano Buson per il prestito della ricostruzione sperimentale della situla, agli autori dei pannelli, e a tutte quelle persone che hanno collaborato nel progetto con passione e dedizione” – conclude il Sindaco.
Il Consigliere delegato alla Cultura, Alessandro De Nardi:
“Sono molto lieto che, in occasione del ventesimo anniversario della VIII Settimana della Cultura – Mostra Archeologica, si sia riusciti a realizzare una mostra divulgativa che interessa gli stessi spazi del Palazzo Municipale di Pieve d’Alpago che furono utilizzati nel 2006. Coincidenze come queste ci dimostrano quanto sia importante mantenere vivo l’interesse verso le tematiche culturali, verso l’archeologia, per instaurare per l’appunto come dice il titolo della mostra, un “dialogo tra storia e comunità. La mostra viene accompagnata da un calendario di attività collaterali, che prevedono eventi tematici e visite guidate mensili, a cui invito tutta la cittadinanza a partecipare. Mi unisco ai ringraziamenti del Sindaco, grazie davvero a quanti hanno reso possibile questa iniziativa.”
La Soprintendente, Marta Mazza:
“L’organizzazione della mostra temporanea sull’importante sito archeologico di Pian de la Gnela si pone nel segno di una continuità di collaborazione tra la nostra Soprintendenza, l’Amministrazione locale e la comunità dell’Alpago, collaborazione sorta già a partire dalla fase delle indagini e via via consolidatasi attraverso il procedere degli approfondimenti scientifici e degli studi specialistici. Poter garantire, nel rispetto delle diverse competenze, una collaborazione stabile e sistematica è la chiave per raggiungere importanti risultati in termini di conoscenza, conservazione e divulgazione dell’interessante e variegato patrimonio culturale che caratterizza questo territorio”.
Schede di approfondimento
TUTELA E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE: PROSPETTIVE DI VALORIZZAZIONE E DIVULGAZIONE PER LA COMUNITÀ
A cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, pannello in mostra
Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela, alle pendici del Monte Dolada, sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale.
I primi rinvenimenti si sono tradotti in campagne di ricerca, studi, approfondimenti, restauri che hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe.
La scoperta di una situla in bronzo istoriata, rinvenuta in una tomba già danneggiata e non completamente leggibile dal punto di vista del contesto, ha segnato l’inizio di una lunga e proficua stagione di scavi, condotti in modo sistematico sotto la direzione della Soprintendenza.
Sono state così individuate altre sepolture integre, che hanno potuto essere indagate con rigore metodologico e secondo un approccio multidisciplinare. Parallelamente, presso il laboratorio della Soprintendenza è stato realizzato l’intervento di restauro di tutti i materiali rinvenuti, a cui è seguito lo studio di dettaglio, avvalendosi anche di specialisti di diversi settori, in occasione della pubblicazione.
Se il valore scientifico intrinseco del rinvenimento è indubbio, merita di essere sottolineato un ulteriore elemento di qualità del sito, rappresentato dal suo contesto ambientale e paesaggistico.
Pian de la Gnela ha infatti subito nel tempo poche modifiche e si caratterizza per la sua integrità.
Tale condizione consente di cogliere lo scenario in cui, intorno a 2500 anni fa, i gruppi di Veneti Antichi che abitavano queste alture scelsero di deporre i propri defunti.
Trasmettere questa suggestione, accanto al dato archeologico più tecnico, è una delle sfide della valorizzazione dei siti archeologici all’interno del proprio contesto, da perseguire attraverso un dialogo costante con l’Amministrazione e con la Comunità locale, interlocutori preziosi e profondi conoscitori dei luoghi.
È proprio l’azione condivisa tra l’Ente di tutela, l’Amministrazione locale e la Comunità, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, a consentirci di conoscere un po’ più a fondo le antiche “signore dell’Alpago”.
LA SITULA ISTORIATA
A cura di Diego Voltolini, Direttore del Museo archeologico nazionale delle Marche
Direttore dell’Anfiteatro romano di Ancona, pannello in mostra
La situla in lamina di bronzo è stata ritrovata in una sepoltura a cremazione, utilizzata come ossuario per le ceneri di un defunto. Al momento del recupero era in condizioni difficili, schiacciata all’interno dei resti della cassetta in lastre di pietra della tomba, in parte distrutta. Nonostante la perdita di parte del contesto originario, lo scavo ha consentito di comprendere l’area funeraria nella quale la sepoltura della situla era inserita, utilizzata tra la fine del VII e il V secolo a.C.
Questo straordinario contenitore è decorato nello stile dell’Arte delle Situle, una forma di altissimo artigianato artistico caratteristica dell’area dei Veneti antichi e delle Alpi orientali, che attraverso un linguaggio internazionale per immagini celebrava le élites.
La situla è realizzata in lamina bronzea, la sua decorazione a sbalzo e a cesello si organizza in tre registri sovrapposti che costruiscono una narrazione continua, separati da fregi ornati da sequenze di baccelli sbalzati.
Nei due registri superiori un corteo di personaggi maschili, in abiti civili, avvolti nel mantello e con ampio cappello in testa, allude a un cerimoniale aristocratico pubblico e solenne.
Il registro inferiore è invece ambientato negli spazi interni di uno o più edifici e rappresenta, con scene separate da elementi architettonici, l’incontro, la contrattazione matrimoniale, l’unione e la procreazione da parte di una coppia, attraverso un linguaggio fortemente simbolico e carico di significato.
I gesti sono parte di una vera e propria sequenza rituale scandita dalla presenza di oggetti e simboli di potere, come i bastoni, l’ascia e il telaio. Gli altri personaggi presenti, tutte donne, sono attori di un racconto che, seppur oggi privo di parole, ben permette di leggere l’intensità crescente fino alla scena finale, che culmina nel parto.
La narrazione lega erotismo, sacralità e autorità in un unico linguaggio figurativo. Il tema non è la vita quotidiana, ma la continuità della stirpe e la legittimazione del potere attraverso la discendenza. In questo complesso programma iconografico, frutto di modelli che uniscono ambiti alpini, etruschi e adriatici, la figura femminile assume un ruolo decisivo: è il fulcro simbolico che garantisce la trasmissione dello status e la memoria della stirpe, forse unendosi non a un uomo ma a una divinità.
La situla, probabilmente un dono conservato e utilizzato come vaso da banchetto per alcuni decenni, è stata defunzionalizzata con la rimozione del manico per diventare ossuario: oggetto di prestigio, dono di alto livello e infine urna funeraria. La situla racconta così la storia di relazioni lontane, di ricchezza e di ideologie aristocratiche condivise su scala europea.
CASA DELL’ALPAGO: UN NUOVO SPAZIO CULTURALE NEL CUORE DEL TERRITORIO
A cura del Comune di Alpago, tratto dal Progetto preliminare a. 2024 per la realizzazione dello spazio espositivo “Casa dell’Alpago” presso l’ex sede municipale di Pieve d’Alpago a cura di arch. Chiara Bertoli, progetto culturale a cura di dott.ssa Annalisa Bonomi, pannello in mostra
Un luogo per conoscere il patrimonio locale
La “Casa dell’Alpago” è la proposta di un nuovo spazio culturale nel Municipio di Pieve d’Alpago. Lo spazio vuole diventare un punto di riferimento per la conoscenza del patrimonio locale, con un percorso espositivo interno interattivo e coinvolgente dedicato alla storia, all’archeologia, alla cultura e al paesaggio alpino.
Progettazione e spazi
Il progetto ha coinvolto architetti e progettisti per creare spazi funzionali e connessi con il territorio e la comunità. Il percorso principale prevede nel primo piano diverse sale espositive per l’allestimento di mostre temporanee che potranno essere dedicate alla storia, all’archeologia e al paesaggio locale, integrate con soluzioni multimediali. Gli altri piani dell’edificio potranno essere destinati a laboratori ed eventi culturali, mentre l’area esterna dialogherà con la piazza e ospiterà attività didattiche, come scavi simulati.
Obiettivi del progetto
La Casa dell’Alpago si propone come luogo inclusivo e accessibile, aperto a famiglie, scuole, appassionati di storia, associazioni, ricercatori e turisti. I principali obiettivi sono: promuovere la conoscenza del patrimonio culturale, archeologico e naturalistico; educare alla tutela e alla sostenibilità; valorizzare il territorio; favorire la coesione sociale e il senso di appartenenza.
Centro di riferimento per la comunità
In particolare, il progetto punta a diventare un centro di riferimento, conservazione e divulgazione del patrimonio locale, favorendo la ricerca scientifica, la collaborazione tra enti pubblici, privati e cittadini, e la partecipazione della comunità. L’idea è quella di inserire la Casa dell’Alpago in un sistema museale territoriale diffuso, connettendo musei, siti culturali e naturalistici dell’Alpago e del Cansiglio.
Ultimo aggiornamento
26 Marzo 2026, 18:47
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI PADOVA, TREVISO E BELLUNO 