GEA 2026 |Soprintendenza, Università di Padova e Magnifica Comunità di Cadore presentano il progetto “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta” e il nuovo allestimento con i reperti restituiti al Museo Archeologico Cadorino

Nell'ambito della lunga collaborazione inter-istituzionale tra Soprintendenza e Magnifica Comunità di Cadore, è stato possibile avviare il progetto di "riscoperta" di reperti giacenti nei depositi dell'Università degli Studi di Padova, destinati ora al Museo Archeologico Cadorino "Enrico De Lotto" a Pieve di Cadore (Bl). Venerdì 12 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, Soprintendenza, Università di Padova, Dipartimento di Biologia e Magnifica Comunità di Cadore promuovono un appuntamento dal titolo “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta” per presentare il progetto di restituzione di questi reperti al Museo.

Data:
29 Maggio 2026

GEA 2026 |Soprintendenza, Università di Padova e Magnifica Comunità di Cadore presentano il progetto “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta” e il nuovo allestimento con i reperti restituiti al Museo Archeologico Cadorino

Nell’ambito della lunga collaborazione inter-istituzionale tra Soprintendenza e Magnifica Comunità di Cadore, è stato possibile avviare il progetto di “riscoperta” di reperti giacenti nei depositi dell’Università degli Studi di Padova, destinati ora al Museo Archeologico Cadorino “Enrico De Lotto” a Pieve di Cadore (Bl). Le nuove attività di studio hanno consentito di recuperare una storia “dimenticata” e di riportare nel territorio di provenienza reperti particolarmente importanti per la storia dell’alto Medioevo in Cadore.

Venerdì 12 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, Soprintendenza, Università di Padova, Dipartimento di Biologia e Magnifica Comunità di Cadore promuovono un appuntamento dal titolo
👉 “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta” per presentare il progetto di restituzione di questi reperti al Museo Archeologico Cadorino.
👉 L’iniziativa sarà accompagnata da una visita guidata al nuovo allestimento del museo, dove i reperti archeologici sono oggi esposti.

Essi rappresentano un autentico doppio rinvenimento.
✅ La prima scoperta (fortuita) avvenne verso l’inizio del ’900 presso il torrente Boite, ma solo nel 1911 furono consegnati al prof. Giorgio Dal Piaz (Università di Padova) e successivamente all’archeologo Raffaello Battaglia, che per primo li studiò e pubblicò su riviste di settore. Dall’epoca degli studi, i reperti sono rimasti nei magazzini del Museo di Antropologia dell’Ateneo patavino.
✅ La seconda scoperta (sempre fortuita!) è avvenuta nel 2021; infatti, durante un lavoro di catalogazione, è stato possibile identificare con certezza il lotto cadorino studiato dal Battaglia, che purtroppo, seppur in buono stato di conservazione, aveva perso ogni originaria indicazione di provenienza. La proficua collaborazione fra gli Enti pubblici competenti, dopo il completamento dello studio e l’esecuzione di puntuali e circoscritti interventi conservativi, ha consentito quindi il ritorno al loro territorio d’origine dei reperti facenti parte delle collezioni di Antropologia del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova.

🔎 Il gruppo di reperti fa presumere l’esistenza a Valle di Cadore di una necropoli alto-medievale (fine VI-inizi VII sec. d.C.).
A tombe femminili rimandano orecchini, pendenti, anelli, bracciali e fibule a “S” mentre la punta di lancia verosimilmente appartiene ad una sepoltura maschile.
In particolare è significativa la presenza delle fibule a “S”, tipiche del costume femminile longobardo, circa fino all’inizio del VII secolo. Le fibule di Valle sono del tipo più semplice (in bronzo), decorate da motivi incisi. Fibule simili si trovano in Friuli e in centri posti lungo la strada che collega la Carnia al Passo della Mauria e dunque al Cadore (si veda, ad esempio, la necropoli di Andrazza a Forni di Sopra, Udine).

La punta di lancia indica la presenza di un individuo maschile con status di guerriero; anche in questo caso, nelle sepolture maschili di cultura longobarda si trovano spesso armi che sottolineano il rango. Le armi non solo affermano la presenza di un individuo armato ma anche di un uomo libero (arimanno), che godeva dei diritti pubblici. Ad un nucleo di ritrovamenti sporadici appartengono infine due reperti di cronologia ben differente, la cui provenienza da Valle di Cadore è decisamente significativa. Le due monete rinvenute spiccano sia per l’ottimo stato di conservazione sia come indicatori delle vicende storiche di questo territorio. La più antica è un sesterzio databile nell’ambito della prima metà del III secolo e potrebbe alludere a situazioni (transiti o stazionamenti) di natura militare. Il secondo esemplare è molto più recente ed è testimone dei legami di quest’area con la Repubblica di Venezia. Il progetto rientra in un più ampio percorso scientifico di lunga durata, diretto dalla Soprintendenza e dalla Magnifica Comunità di Cadore, per la tutela, lo studio e la fruizione del patrimonio archeologico cadorino.

📆 Venerdì 12 giugno 2026
📌 “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta”
🕦 Ore 17.30 – presentazione del progetto
Sala consiliare del Comune di Pieve di Cadore (Bl), Piazza Municipio n. 18
🕦 Ore 18.00 – Visita al nuovo allestimento Museo Archeologico Cadorino “Enrico de Lotto”, Piazza Tiziano n.2, Pieve di Cadore (Bl)

📌 Intervengono:
Alessandro Asta – funzionario archeologo Soprintendenza Archeologia Belel Arti e Paesaggio per per le province di Padova, Treviso e BellunoNicola Carrara – Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biologia
Matteo Da Deppo – Magnifica Comunità di Cadore

Ultimo aggiornamento

29 Maggio 2026, 12:59