Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso

Il restauro del coltello con fodero della Tomba 118 di Montebelluna

Il coltello è il reperto più significativo della sepoltura, sia per la raffinatezza tecnica con cui è stato realizzato, sia per la sua integrità e completezza. E' stato restaurato presso il Laboratorio della Soprintendenza.

Data:
13 Maggio 2020

Il restauro del coltello con fodero della Tomba 118 di Montebelluna

Dati generali dell’opera

Dimensioni: lunghezza cm 33,2 (fodero cm 25,3) ; larghezza cm 12,7 (fodero cm 5,3);
Provenienza: Montebelluna (TV), Località Posmon- Via Cima Mandria, Tomba 118;
Datazione: metà VI sec. a.C.;
Collocazione: Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna

Rinvenimento, stato di conservazione e restauro

Il coltello è stato rinvenuto nel corso di uno scavo archeologico effettuato a Montebelluna, in Località Posmon, tra il 2000 e 2001, che ha portato alla luce circa 300 sepolture, inquadrabili in un arco cronologico compreso tra la fine del VII sec.a.C e il I-II sec. d.C.*
Il reperto fa parte del corredo della tomba 118, una ricca sepoltura ad incinerazione costituita da una situla in bronzo con coperchio, con funzione di ossuario, e da quattro elementi di corredo, tra i quali il coltello inserito nel suo fodero. La tomba è stata prelevata in blocco dallo scavo, mediante un supporto realizzato in gesso, quindi trasportata presso il Laboratorio di restauro dell’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto dove, a partire dal 2003, è iniziato il lavoro di microscavo della situla, seguito dal restauro di tutti i reperti pertinenti alla sepoltura** ( fig.1).
Dopo i parecchi anni trascorsi da quell’intervento, durante i quali altri contesti funerari sono stati rinvenuti, restaurati e studiati, il 23 settembre 2017, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, la tomba 118 è stata esposta nella rinnovata sezione archeologica del Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna, allestita in stretta collaborazione con la Soprintendenza. Nell’ ambito dell’evento “Restituire il passato. Nuovi restauri al Museo Civico di Montebelluna”, a cura di Matteo Frassine, allora funzionario di zona della Soprintendenza, e di Emanuela Gilli, conservatore del Museo, è stato inaugurato un nuovo percorso dedicato ad alcuni importanti rinvenimenti archeologici inediti del territorio, restaurati nel Laboratorio della Soprintendenza. E’ stato così possibile dare una collocazione permanente anche al coltello, indubbiamente il reperto più significativo della sepoltura, sia per la raffinatezza tecnica con cui è stato realizzato, sia per la sua integrità e completezza (fig. 2).



Il coltello, con manico ad antenne ricurve, si presentava con l’impugnatura staccata e con il lato esterno del fodero rivolto verso la situla; la frattura risultava recente, probabilmente dovuta a un trauma durante la fase del recupero della tomba sullo scavo.
Il fodero in cui è inserito il coltello, realizzato in lamina di bronzo ripiegata con terminazione a doppio occhiello, ha subito una spaccatura in corrispondenza del tagliente della lama, a causa del rigonfiamento dei prodotti di corrosione del ferro (figg. 3 – 5).
La lama, visibile in sezione, risultava alterata nella forma e nello spessore; la superficie appariva interamente ricoperta da un consistente strato di ossido di ferro idrato; a causa dei processi corrosivi il dorso si era unito al fodero in modo irreversibile.
L’impugnatura in bronzo, si presentava integra, con due grandi anelli infilati nelle estremità, uniti ad essa dai prodotti di corrosione dei metalli. Ai lati sono state rinvenute anche due coppie di anellini riconducibili, insieme ai due più grandi, a un sistema di sospensione e di fissaggio alla cintura.
Per valutare lo stato di conservazione dell’oggetto e individuare la metodologia di intervento, sono stati eseguiti dei saggi preliminari di pulitura che hanno evidenziato la presenza di motivi decorativi sia sull’impugnatura che sul fodero (figg. 6, 7).



Il metallo di quest’ultimo appariva mineralizzato, le superfici alterate da prodotti di corrosione tenaci e disomogenei. In questa fase è stata condotta un’indagine radiografica che, pur avendo fornito dati importanti sullo stato conservativo del manufatto e sulle tecniche esecutive, non ha contribuito alla lettura della decorazione del fodero***. Al fine di un maggior controllo dei livelli di pulitura, sia in termini di lettura che di rispetto delle patine, si è proceduto con mezzi meccanici. L’intervento è stato condotto sotto il controllo costante dello stereo microscopio, alternando l’uso del bisturi all’azione di microfresine in acciao e carburo di tungsteno. Sono stati rimossi prima i depositi più incoerenti come ossidi e cloruri, poi quelli più resistenti e tenaci; in questo modo si è gradualmente messa in evidenza una patina costituita da carbonati stabili, sulla quale era presente una decorazione estesa su tutta la superficie (figg. 8-11).



A partire dall’estremità del puntale è possibile leggere un motivo geometrico, costituito da una serie di linee verticali in successione regolare; segue un elemento vegetale, non completamente leggibile per il degrado del metallo, a destra del quale è presente una figura fantastica alata, con busto umano e resto del corpo simile a un felino, che indossa un elmo ed è rappresentato nell’atto di colpire con un coltello un grande volatile.
Anche sul manico è stata messa in luce una decorazione geometrica, con fasce di linee verticali alternate ad altre che si intersecano in corrispondenza del terzo e del quinto chiodo. Sui lati dell’impugnatura sono inoltre visibili i margini del codolo della lama, che dovevano creare un effetto cromatico in contrasto con il bronzo. In queste zone di contatto dei due metalli, si sono attivati dei fenomeni corrosivi di natura elettrochimica, che hanno intaccato la superficie bronzea del manico. Alcuni attacchi circoscritti di corrosione ciclica del bronzo, sono stati trattati localmente con benzotriazolo al 3% in alcool etilico; le superfici sono state successivamente protette con resina acrilica (Paraloid© B 72 in acetone; figg. 12-14).
Per la pulitura della lama in ferro, oltre a strumenti che consentissero di penetrare negli stretti spazi che la separano dal fodero, è stata utilizzata la microsabbiatrice, a bassa pressione. Come ultima fase è stato effettuato un trattamento convertitore a base di acido tannico in soluzione alcolica e uno protettivo con resina acrilica (Paraloid© B 72 in acetone). In occasione dell’esposizione presso il Museo, le due parti del coltello sono state unite con resina epossidica bicomponente (UHU©Plus; fig. 15).



Note sulla tecnica esecutiva

L’ indagine radiografica ha fornito dati interessanti sulla tecnica di lavorazione. Le due radiografie dell’impugnatura mostrano che il sistema adottato per unire la lama con il manico è quella del “getto ad incastro”, un tipo di aggancio meccanico basato su una colata (getto) di bronzo fuso su parti lavorate meccanicamente a freddo. Questa tecnica era usata su coltelli, pugnali e spade, dove c’era la necessità di tenere unita saldamente l’impugnatura in bronzo alla lama in ferro.
La presenza di una leggera cesura visibile tra la superficie e le teste dei chiodi, induce a ipotizzare che essi, realizzati a parte in fusione, siano stati inseriti nei fori praticati nel codolo della lama, assolvendo anche alla funzione di distanziatori per mantenere in posizione l’anima interna. Dopo l’inserimento degli stessi, il manico è stato modellato con la cera, quindi realizzato per fusione con la tecnica della cera persa: con questo sistema il bronzo ha inglobato completamente la lama e i chiodi, determinandone un fissaggio definitivo. Ad esclusione delle terminazioni ad antenne, che risultano a fusione piena, in questo modo si è ottenuto uno spessore sottile, risparmiando metallo senza nulla togliere alla robustezza e alla funzionalià dell’oggetto (figg. 16-18).
Il fodero è costituito da una sottile lamina in bronzo, ottenuta tramite martellatura di un semilavorato, piegata e chiusa sul retro con una giuntura meccanica; anche gli occhielli del puntale sono stati realizzati in fusione. La decorazione del fodero risulta eseguita con un cesello profilatore (figg. 19, 20).



Testo e disegno del microscavo di Federica Santinon; immagini di Federica Santinon e Sara Emanuele


* Lo scavo, diretto da Daniela Locatelli, funzionario dell’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, è stato effettuato dalla Ditta Diego Malvestio, responsabile di scavo Gianfranco Valle.

** Il microscavo della situla e il restauro di tutti i materiali della tomba 118 sono stati eseguiti da chi scrive, tra il 2003 e il 2005 presso il Laboratorio di restauro della Soprintendenza (sede di Padova).
Il pannello illustrativo del microscavo fa parte dell’allestimento della vetrina della tomba 118 del Museo di Soria Naturale e Archeologia del Museo di Montebelluna.

*** Le radiografie sono state eseguite presso la ditta Coletto di Marghera (VE)

Riferimenti bibliografici:

Santinon F. 2016, Il restauro del coltello con fodero della tomba 118 di Montebelluna (TV) – Località Posmon in De Rerum Natura VIII /(2015) 2016 Quaderni del Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna, pp. 69-77.

Ultimo aggiornamento

24 Giugno 2021, 17:50