Riprendono le indagini nel sito della villa romana di Mutteron dei Frati a Bibione (Ve) con la supervisione della Soprintendenza

Il sito di “Villa di Mutteron dei Frati” a Bibione (Ve) rappresenta un unicum sia per il suo straordinario stato di conservazione, con strutture preservatesi in elevato anche fino a 2 metri di altezza, sia per le possibilità che offre alla ricerca. Lo scavo interesserà una superficie di almeno 60 mq, che sarà indagata e documentata da un’equipe internazionale costituita da 20 archeologi.

Data:
6 Marzo 2023

Riprendono le indagini nel sito della villa romana di Mutteron dei Frati a Bibione (Ve) con la supervisione della Soprintendenza

Prende il via lunedì 6 marzo, proseguendo fino a fine mese, lo scavo stratigrafico del sito di “Villa di Mutteron dei Frati” a Bibione (Ve), che rappresenta un unicum sia per il suo straordinario stato di conservazione, con strutture preservatesi in elevato anche fino a 2 metri di altezza, sia per le possibilità che offre alla ricerca.
Lo scavo interesserà una superficie di almeno 60 mq, che sarà indagata e documentata da un’equipe internazionale costituita da 20 archeologi, tra responsabili e studenti afferenti alle Università di Regensburg (Germania) e Padova, con la supervisione del dott. Alessandro Asta della Soprintendenza.

Già lo scorso anno l’Istituto di Archeologia dell’Università di Regensburg aveva portato a termine una prima campagna di scavi presso la villa di epoca romana (https://www.soprintendenzapdve.beniculturali.it/archeologi-di-ratisbona-e-delluniversita-di-padova-intraprendono-nuovi-scavi-di-una-villa-di-epoca-romana-a-bibione-ve/) ed ora continua con una seconda sessione di indagini, con la quale si punta a ottenere una mappa di anomalie potenzialmente ricollegabili a strutture presenti nel sottosuolo, così da individuare in modo più preciso l’area da scavare.

La Villa di Mutteron dei Frati
L’esistenza del sito è nota fin dalla metà del Settecento. La sua rilevanza è stata segnalata a più riprese, prima dall’avvocato concordiese Dario Bertolini (inizi ‘800) e poi da Aulo Gellio Cassi (anni ’30 del Novecento), un latisanese a cui si deve il primo scavo nell’area del Mutteron dei Frati. Consapevole dell’eccezionalità della scoperta, nel corso degli anni Novanta del secolo scorso la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha intrapreso una nuova campagna di scavi che ha messo in luce e reso parzialmente visibili alcuni ambienti decorati della villa.

L’interesse per il sito non è mai venuto meno, ma, come spesso accade, la mancanza di risorse non ha consentito la prosecuzione delle attività. Qualche anno fa, però, rispolverando la questione in un momento favorevole per la straordinaria coincidenza di interessi, opportunità e sensibilità, si è avviato un dialogo che ha portato oggi all’avvio di una nuova ed emozionante stagione di ricerche.

Come procederanno gli studi
Nella pineta della Valgrande, ai piedi dell’antica duna litoranea che interessa l’area, verrà eseguita prima di tutto una campagna di prospezioni geofisiche su una superficie di circa 200 metri quadrati sita nelle immediate vicinanze dei resti della villa romana ancora in parte visibili che sono rappresentate da strutture murarie con affreschi parietali e pavimenti in mosaico.

Con questa indagine si punta a ottenere una mappa di anomalie potenzialmente ricollegabili a strutture presenti nel sottosuolo, così da individuare in modo più preciso l’area da scavare. La superficie interessata dallo scavo stratigrafico sarà indagata e documentata da un’equipe internazionale costituita da 20 archeologi, tra responsabili e studenti afferenti alle Università di Regensburg e Padova. Tra gli specialisti coinvolti ci sarà il Direttore della ricerca, il prof. Dirk Steuernagel (Università di Regensburg), affiancato dai Direttori scientifici, la dott. Alice Vacilotto (Università di Regensburg) e la prof. Maria Stella Busana (Università di Padova), con la supervisione del dott. Alessandro Asta (Soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia). Responsabile per la documentazione di scavo sarà il dott. Lorenzo Cigaina (Università di Regensburg), per le indagini geofisiche la prof. Rita Deiana (Università di Padova) e per le ricerche geomorfologiche il prof. Alessandro Fontana (Università di Padova).

Nell’area ci si aspetta di mettere in luce ambienti finora sconosciuti che consentano di integrare la pianta ad oggi nota della villa, ma anche di recuperare dati che permettano di esprimersi con più precisione sull’epoca in cui è stata costruita e abitata, sulle dimensioni che doveva avere, sulla ricchezza dell’apparato decorativo, sui possibili proprietari, sulle attività economiche e produttive che dovevano svolgersi al suo interno, anche in rapporto alle risorse presenti nell’ambiente circostante e alla rete di contatti, via terra e via acqua, che doveva interessarla.

In questa prospettiva di ricerca, che mira a delineare anche i caratteri del paesaggio antico di cui la villa era parte integrante, sempre nell’arco del 2023 si eseguiranno carotaggi, analisi sedimentologiche, palinologiche e ricognizioni archeologiche in estensione sia in Valgrande, sia nei territori alle spalle di quest’ultima, in una fascia indicativamente compresa tra il fiume Tagliamento a est e il canale Nicesolo a ovest.

La volontà è quella di recuperare e fornire un’immagine del paesaggio del passato, da cui si evincano le forme dei luoghi e l’antico quadro insediativo-infrastrutturale, nonché economico, dei territori costieri di più di duemila anni fa. L’intenzione è infatti quella di organizzare da subito delle visite guidate del sito, già in occasione degli scavi, e momenti d’incontro in cui rendere pubblici i risultati e l’avanzamento delle ricerche.

L’importanza del progetto
In termini di ricerca, un progetto di questo tipo è una grande opportunità di conoscenza, sia per il sito direttamente interessato dall’indagine, la villa di Mutteron dei Frati, sia più in generale per la ricerca specialistica riguardante l’architettura, le produzioni, i commerci e il paesaggio d’epoca romana. L’idea progettuale si è concretizzata grazie alla collaborazione tra l’Institut für Klassische Archäologie dell’Università di Regensburg, il Dipartimento di Beni Culturali (dBC) e il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, all’interesse e al continuo sostegno da parte della Soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia, alla disponibilità, all’interesse e al sostegno della famiglia Ferri De Lazara e di Gianni Carrer e al contributo essenziale della DFG – Deutsche Forschungsgemeinschaft, l’organizzazione pubblica tedesca per la promozione scientifica che ha creduto e finanziato questo progetto di ricerca.

Le indagini in programma porteranno auspicabilmente alla scoperta di nuove strutture, rivelando poco per volta la pianta e l’estensione della villa, l’articolazione degli spazi residenziali e produttivi, ma faranno anche luce su aspetti storici, economici, bacini di approvvigionamento dei materiali, sulla particolare fisionomia del paesaggio circostante, di terra e d’acqua, come pure sulla rete dei traffici (fluviali, endolagunari e marittimi) che dovevano animare la fascia costiera altoadriatica in età romana. I numerosi dati raccolti e studiati porteranno a una miglior comprensione delle modalità insediative della fascia costiera e a meglio interpretare altri contesti solo parzialmente noti, contribuendo al contempo a delineare il quadro insediativo, economico e paesaggistico del Veneto Orientale in epoca romana.

Lo scavo della villa e la ricerca nei territori circostanti restituiranno alla comunità e ai turisti che ogni anno si riversano sulle spiagge di Bibione racconti dal passato e nuove occasioni di visita, accrescendo l’offerta della località balneare di nuovi punti di interesse storico-archeologico.

Ultimo aggiornamento

6 Marzo 2023, 11:07