I cantieri della Soprintendenza | Palazzo Zuccareda a Treviso

La Soprintendenza svolge anche attività di tutela diretta sul patrimonio culturale, valutando lo stato di conservazione dei beni e l’opportunità di programmare una serie di interventi tramite l’ausilio di fondi ministeriali. Qui un approfondimento sui lavori di messa in sicurezza e restauro delle facciate di Palazzo Zuccareda a Treviso.

Data:
11 Agosto 2023

I cantieri della Soprintendenza | Palazzo Zuccareda a Treviso

Localizzazione
Centro storico di Treviso, via Cornarotta 22-24

Edificio
Palazzo Zuccareda, già Giuriani, Menegaldo, sede del Comando provinciale dei Carabinieri.

Proprietà
Proprietà demaniale. Attuale sede del Comando provinciale dei Carabinieri.

Fonte di finanziamento
Intervento finanziato con decreto del Direttore generale bilancio del MiBACT in data 4 agosto 2020 sul Cap. 8092 pg1 E.F.2020 E.PR. 2019, per interventi urgenti di messa in sicurezza di Palazzo Zuccareda a Treviso, Comando Provinciale dei Carabinieri.

Importo
€ 150.000,00

Relazione storico-artistica
Palazzo Zuccareda è una costruzione nobiliare a tre piani ornata da affreschi esterni su entrambi i prospetti. Da un punto di vista compositivo e decorativo, le due facciate Sud e Nord rivestono la stessa importanza, aspetto quest’ultimo che rappresenta un carattere di forte originalità nella concezione architettonica veneta del tempo e particolarmente in ambito urbano, dove le facciate sul giar- dino venivano risolte abitualmente con un disegno semplificato rispetto al prospetto prospiciente la strada.

La sua erezione viene fatta risalire alla metà del secolo dal medico e letterato Bartolomeo Burchiellati che nel manoscritto compilato nel 1630 (Gli sconci et diroccamenti di Trevigi, nel tempo della mia vita) descrive compiutamente «quel bello, moderno et vistoso palagio già nel 1552 fabricato … et compito con doppie scale di pietra, et di due strade e di 4 scoperte faccie, con cortile, teggie, loggie, fenili, pollai e stalle separate dal Casamento quadrato, come in isola, pintato di chiaro e oscuro, et poggiuolato di marmo d’ambe le parti con horto di agrumi et herbe da cucine, ma poi di asparagi, carcioffi, rosmarini, rosai, fragole e agrumi, con gelsomini, gigli, viole ed altri fiori ben copioso: con un gelso o due di more nere .. oltre a ficaie molte di ottimi fichi abbondanti …».

Le notizie del Burchiellati sono riprese da Matteo Sernagiotto (Passeggiata per la città di Treviso verso il 1600) che precisa le circostanze della sua edificazione e i successivi passaggi di proprietà: « il magnifico casamento, che vedi, con poggiuoli e pitture di ottima mano, in cui sono espressi alcuni episodi della storia di Psiche ed Amore (ora conti Zuccareda) fu eretto su certo livello da monsignor canonico Giov. Domenico di Pietro, detto Fra Guriano, nato nel 1517 nella villa di Farra oltre Piave, e li lasciava a suo nipote Giov. Pietro, da cui discesero i Guiriani i quali non ha molti anni (1610) il vendettero al nob. Alessandro Mengaldo, e si ritirarono al paese natio…».

Ancora entro la fine del Settecento la proprietà passò ai conti Zuccareda, famiglia aggregata alla nobiltà trevigiana nel 1665 che tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX promosse interventi di rinnovamento dell’edificio, soprattutto nella ridefinizione e decorazione degli spazi interni. Alla fine del Settecento risale anche l’ampliamento dei corpi laterali che affiancano sui due lati il volume principale. L’ampliamento ebbe la conseguenza di chiudere l’isolato descritto da Burchiellati, ricompattando il fronte su via Cornarotta. La forma attuale del palazzo, con le sue pertinenze, è già attestata nel catasto napoleonico del 1811 e, successivamente, nel catasto austriaco del 1842.

Negli anni venti del Novecento l’edificio fu acquistato dal Municipio e una parte di esso fu destinata per pochi anni a ospitare la Pinacoteca Comunale di Treviso. Il palazzo «bello e signorile» risulterà tuttavia presto inadeguato alla nuova funzione e, trasferita la Pinacoteca nella sede di Borgo Cavour, il palazzo fu venduto agli inizi degli anni trenta dal Comune alla Provincia, la quale eseguì lavori radicali nei locali interni e lo destinò a sede del Partito Nazionale Fascista fino al 1943. Dal secondo dopoguerra ad oggi è sede del Comando del Gruppo Carabinieri.

L’immobile si compone di tre piani e, come detto, di una duplice facciata: una verso la strada e l’altra sul cortile. All’interno si apre un androne d’ingresso a doppia altezza con mezzanini ai lati; al primo piano si trova il salone passante con stanze laterali. Le stanze a Sud Est e Sud Ovest hanno soffitti affrescati. Nella prima, attualmente stanza del comandante, al centro sono raffigurati due putti alati con faretra. Nella seconda, racchiusi entro le cornici lignee originali, sono presenti anche tre dipinti a guazzo in chiaroscuro su carta applicata a tela raffiguranti paesaggi con rovine, attribuiti da Luigi Coletti a Giovanni Battista Canal e databili fra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento.
Il salone è ornato da stucchi policromi della fine del XVIII secolo che racchiudono le cornici per i quattro quadri negli specchi delle pareti (Cristo nel sepolcro, Apollo e Marsia, Il bagno di Diana e Il ratto di Proserpina) e le sei allegorie sopra le porte (Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza, Gloria (?) e Soavità (?),anch’esse databili al Settecento).
La facciata principale rivolta verso via Cornarotta (prospetto Nord), oggetto del presente intervento, è caratterizzata da un grande portale rettangolare in pietra con architrave sorretta da mensole. Ai lati del portale due ingressi minori sono fiancheggiati da due finestrine quadrate, sopra le quali si apro- no quelle dei piani superiori. Al primo piano vi è un poggiolo con balaustra su cui si aprono tre porta finestra sormontate, la centrale da un arco e quelle laterali da un riquadro. Al di sopra della serliana, nel coronamento, si sviluppa una cornice modanata, la quale si imposta su una trabeazione dorica, formata da metope dipinte a monocromo con ai lati triglifi di stucco e marmorino e, nella quale, si alternano ovali dipinti alle finestre oculari della soffitta.
Sulla destra del volume centrale, come ricordato, è presente un corpo aggiunto, di altezza minore e intonacato in cocciopesto, che si sviluppa in linea con l’edificio principale.

La facciata originaria era completata in tutta la sua estensione (circa 26 m di larghezza per 11 di altezza) da una partitura decorativa affrescata a monocromo, in parte ancora conservata seppur parzialmente, in particolare nella parte superiore, al disotto dell’ampia cornice o sotto i balconi e le finestre, dove sono protette dall’azione degli agenti atmosferici. Al piano terra era stata realizzata una decorazione a finto bugnato, ormai solo parzialmente conservata, sostituita nella parte inferiore da intonaco civile di esecuzione novecentesca fino all’altezza di circa due metri dal piano di calpestio. A livello del primo piano erano dipinti quattro riquadri ad affresco monocromo con le Storie di Amore e Psiche. La favola, di cui rimangono soltanto i lacerti di due episodi collocati sotto il balco- ne e ai lati del portone, si sviluppava da sinistra a destra.

Il programma iconografico è compiutamente descritto da Crico, che già nel 1829 lamenta il precario stato di conservazione: «peccato che … non restino che questi rimasugli, però assai belli e pregiati». Nel primo riquadro Venere, invidiosa della bellezza di Psiche, invia Amore per farla innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra, è però il dio che si innamora della giovane; nella seconda scena Psiche racconta della sua felicità alle sorelle che si ingelosiscono; le sorelle fanno nascere il dubbio in Psiche che il suo amante sia un dragone; e nell’ultima scena Psiche spia con una lucerna Amore mentre dorme. Nel primo episodio superstite, seguendo l’andamento della narrazione, si vede una figura femminile che conversa con un personaggio sulla destra del riquadro, probabilmente si tratta della stessa Psiche che parla con le sorelle. Nell’altro riquadro, si intuisce una figura stante di profilo che si rivolge ad un’altra figura non identificabile di cui rimangono a malapena visibili degli elementi del volto.

Nella trabeazione sono raffigurati entro medaglioni ad affresco i busti di personaggi della storia romana, incorniciati da iscrizioni ora lacunose.
I prospetti esterni dell’edificio sono caratterizzati da una sostanziale omogeneità costitutiva di mate- riali e tecniche esecutive. Della stessa natura sono anche i prodotti del degrado, dovuti all’interazione di differenti fattori microclimatici e ambientali con i supporti.
Gli affreschi si presentavano in pessimo stato, una situazione di degrado già segnalata dagli storici ottocenteschi e di primo Novecento per molteplici cause di degrado, di carattere sia estrinseco – relative a parametri ambientali, condizioni termo igrometriche, fattori biologici – che intrinseco – relative ai materiali costitutivi e alle tecniche esecutive. Le porzioni superstiti delle finiture esterne risultavano di difficile lettura e interpretazione, in particolar modo le superfici affrescate a monocro- mo con storie di figure mitologiche dipinte all’interno di riquadri nella facciata su via Cornarotta si presentavano per buona parte scomparse.

La pietra presente, di natura compatta, una roccia calcarea microcristallina con bassa porosità, alta densità, alta resistenza alla compressione, di colore bianco-avorio, è stata impiegata per elementi architettonici che, oltre ad essere funzionali, ingentiliscono le sobrie facciate del Palazzo. Per propria natura, questa pietra non presenta gravi problematiche conservative, se non conseguenti all’inquina- mento cittadino, e il degrado, pur presentando caratteristiche comuni per le facciate, si manifesta più o meno intensamente a seconda dell’esposizione delle superfici all’azione degli agenti atmosferici. Non era segnalata la presenza di forme di elevato degrado, a esclusione di importanti depositi localizzati di materiale carbonioso che altera la cromia della superficie lapidea e di una generalizzata perdita di materiale tra le commessure, sigillature e stuccature degradate che costituiscono una facile via di accesso all’acqua piovana all’interno nelle discontinuità della pietra.

Obiettivo del progetto era la restituzione di una complessiva unitarietà percettiva delle finiture e degli elementi decorativi della facciata, ora compromessa dalla disomogeneità dei trattamenti e dalla perdita quasi integrale della leggibilità delle pitture murali, attraverso la pulitura dei depositi superficiali incoerenti e coerenti, con attenzione al mantenimento dei trattamenti antichi e delle policro- mie dove presenti. Il consolidamento delle superfici, le eventuali iniezioni in caso di distacchi dal supporto, fratture o rigonfiamenti. Integrazioni, siano esse strutturali, di natura materica o estetiche da trattare sempre in maniera riconoscibile e distinguibile dall’originale e adottando prodotti di cer- tificata efficienza e materiali inerti per la buona conservazione dell’esistente.

All’avvio dei lavori, la visione ravvicinata dai ponteggi ha consentito di osservare più nel dettaglio le facciate, notando particolari prima difficilmente visibili o celati e valutando la possibile integrazione di metodologie inizialmente non previste.

È stata realizzata una mappatura preliminare delle superfici, integrativa rispetto al progetto, allo scopo di localizzare i fenomeni di degrado e ottenere informazioni utili a comprenderne le cause.

Scheda Catalogo Generale Beni Culturali

https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500083687-0

Progetto
I prospetti esterni dell’edificio sono caratterizzati da una sostanziale omogeneità costitutiva di materiali e tecniche esecutive. Della stessa natura sono anche i prodotti del degrado, dovuti all’interazio- ne di differenti fattori microclimatici e ambientali con i supporti.
Gli affreschi si presentavano in pessimo stato, una situazione di degrado già segnalata dagli storici ottocenteschi e di primo Novecento per molteplici cause di degrado, di carattere sia estrinseco – re- lative a parametri ambientali, condizioni termo igrometriche, fattori biologici – che intrinseco – relative ai materiali costitutivi e alle tecniche esecutive. Le porzioni superstiti delle finiture esterne ri- sultavano di difficile lettura e interpretazione, in particolar modo le superfici affrescate a monocro- mo con storie di figure mitologiche dipinte all’interno di riquadri nella facciata su via Cornarotta si presentavano per buona parte scomparse.

La pietra presente, di natura compatta, una roccia calcarea microcristallina con bassa porosità, alta densità, alta resistenza alla compressione, di colore bianco-avorio, è stata impiegata per elementi ar- chitettonici che, oltre ad essere funzionali, ingentiliscono le sobrie facciate del Palazzo. Per propria natura, questa pietra non presenta gravi problematiche conservative, se non conseguenti all’inquina- mento cittadino, e il degrado, pur presentando caratteristiche comuni per le facciate, si manifesta più o meno intensamente a seconda dell’esposizione delle superfici all’azione degli agenti atmosferici. Non era segnalata la presenza di forme di elevato degrado, a esclusione di importanti depositi localizzati di materiale carbonioso che altera la cromia della superficie lapidea e di una generalizzata perdita di materiale tra le commessure, sigillature e stuccature degradate che costituiscono una facile via di accesso all’acqua piovana all’interno nelle discontinuità della pietra.

Obiettivo del progetto era la restituzione di una complessiva unitarietà percettiva delle finiture e degli elementi decorativi della facciata, ora compromessa dalla disomogeneità dei trattamenti e dalla perdita quasi integrale della leggibilità delle pitture murali, attraverso la pulitura dei depositi super- ficiali incoerenti e coerenti, con attenzione al mantenimento dei trattamenti antichi e delle policro- mie dove presenti. Il consolidamento delle superfici, le eventuali iniezioni in caso di distacchi dal supporto, fratture o rigonfiamenti. Integrazioni, siano esse strutturali, di natura materica o estetiche da trattare sempre in maniera riconoscibile e distinguibile dall’originale e adottando prodotti di certificata efficienza e materiali inerti per la buona conservazione dell’esistente.

Fase esecutiva
Inizio dei LL. 14 giugno 2021 – fine LL. 9 novembre 2021.

All’avvio dei lavori, la visione ravvicinata dai ponteggi ha consentito di osservare più nel dettaglio le facciate, notando particolari prima difficilmente visibili o celati e valutando la possibile integra- zione di metodologie inizialmente non previste.

È stata realizzata una mappatura preliminare delle superfici, integrativa rispetto al progetto, allo scopo di localizzare i fenomeni di degrado e ottenere informazioni utili a comprenderne le cause.

La metodologia di rilievo applicata è stata coadiuvata da un’accurata campagna fotografica, nonché da indagini microscopiche, mirate all’individuazione delle zone interessate dai diversi fenomeni. Tale documentazione preliminare si è rivelata indispensabile per arricchire il processo di conoscenza e poter procedere più consapevolmente alla fase esecutiva, nonché si potrà rivelare utile anche in futuro per una eventuale programmazione di interventi di manutenzione.

Dopo una preliminare spolveratura dei paramenti e la rimozione degli elementi biodeteriogeni, pre- senti su tutta la facciata, sono state eseguite le operazioni di messa in sicurezza degli intonaci: le aree particolarmente disgregate, sono state velinate con garze e resina acrilica (Acril 33) in soluzione acquosa al 5% e i distacchi degli intonaci dal paramento murario, mediante iniezioni di PLM e stuccature salvabordo lungo le aree lacunose o le scagliature presenti, al fine di non perdere frammenti di intonaci storici e di non compromettere la conservazione del paramento durante il successivo lavaggio, che è stato eseguito qualche giorno dopo l’applicazione a spruzzo su tutta la superficie di prodotto biocida (benzalconio cloruro al 2%).

Si è proceduto inoltre con la catalogazione, lo smontaggio e il trasporto degli oscuri lignei presso il laboratorio della ditta Lares Restauri srl, incaricata del restauro, così da poterli sottoporre ai lavori di manutenzione previsti. La facciata era già stata oggetto di un intervento di restauro negli anni ’80 del novecento, che aveva coinvolto in particolare le modanature e gli intonaci, che risultavano parzialmente coperti da numerose stuccature decoese e fessurate. A seguito dell’analisi delle problematiche e degli ammaloramenti rilevati, le stuccature sono state rimosse meccanicamente mediante ausilio di martelline, portando in luce gli originali paramenti murari. Ultimata questa fase preliminare si é proceduto quindi con il restauro degli intonaci della facciata. Si sono stati eseguiti consolida- menti localizzati nei punti di maggiore degrado tramite ulteriori iniezioni di resina acrilica (5%) e PLM. Successivamente si è proceduto con la stuccatura mediante malte a base di calce idraulica naturale, appositamente formulate per conformarsi alla tonalità degli intonaci originali.

Successivamente al preconsolidamento, al trattamento biocida e al lavaggio delle superfici si è proceduto con la pulitura degli apparati lapidei che presentavano diversi annerimenti e croste nere, molto tenaci, sulle quali si è optato per una pulitura in primis di tipo meccanico con spazzole (setole in nylon e ottone) e acqua. Gli annerimenti dovuti ai depositi maggiormente consistenti e adesi al substrato sono stati rimossi mediante utilizzo di micromotori per abbassarne gli spessori e successivamente, con carbonato d’ammonio, applicato mediante impacchi su supporto di polpa di carta o se- piolite, accurato risciacquo finale a base di acqua deionizzata e rifinitura con spazzole di saggina. Si è proceduto poi con la stuccatura delle lacune e la sigillatura delle fessurazioni, così da prevenire l’infiltrazione dell’acqua e il depositarvisi di materiali incoerenti.

Il concio lapideo posto a chiave di volta dell’arco lapideo dell’ingresso principale è stato oggetto di un intervento di messa in sicurezza e consolidamento mediante cucitura armata. L’intervento si è svolto con l’iniziale inserimento di cunei lignei ai lati del concio di chiave per rimetterlo in tensione. Successivamente si è eseguito il suo fissaggio mediante fusione di piombo negli alloggiamenti preesistenti. A completamento delle operazioni si è proceduto con la realizzazione di fori pilota e successiva depolverizzazione mediante idrolavaggio a bassa pressione per la realizzazione dell’arco armato con loro installazione mediante inserimento di barre in acciaio inox AISI 316 ad aderenza incrementata, fissati mediante l’ausilio di resina epossidica. Stuccatura finale delle lesioni, delle mancanze e dei fori con malte a base di calce e inerti selezionati in accompagnamento alle porzioni originali.

Anche il cornicione e alcune porzioni di paramento murario sono state oggetto di un intervento strutturale. Al fine di garantire la sicurezza e la stabilità della muratura, sono state realizzate operazioni di cuciture armate per ricostituire continuità tra le parti dissestate e sanare il quadro fessurati- vo esistente.

Il ristabilimento della resistenza meccanica del paramento murario è stato ottenuto nello specifico mediante la realizzazione dei fori pilota con successiva depolverizzazione mediante idrolavaggio a bassa pressione; successiva installazione mediante inserimento di barre in acciaio inox AISI 316 ad aderenza incrementata, fissati con resina epossidica e stuccatura finale delle lesioni, delle mancanze e dei fori con malte a base di calce e inerti selezionati in accompagnamento alle porzioni originali. A conclusione è stata realizzata una velatura finale a base di calce e pigmenti.

Il corpo intonacato in cocciopesto adiacente alla facciata principale è stato oggetto di un’accurata pulitura dai biodeteriogeni penetrati nelle fessure dell’intonaco createsi per effetto degli agenti atmosferici. Si è proceduto con la sigillatura delle fessurazioni e delle lacune mediante una malta or- ganica (barbottina) stesa a pennello della stessa tonalità e granulometria dell’originale.

Per quanto concerne i dipinti murali del ciclo pittorico della metà del ‘500 sono stati restituiti alla piena leggibilità mediante un delicato intervento. Viste le fragili condizioni della pellicola pittorica è stato eseguito preliminarmente un preconsolidamento. Successivamente si è proceduto con una leggera spolveratura superficiale condotta con pennelli morbidi per rimuovere le polveri incoerenti e successiva pulitura condotta con tamponcini di cotone idrofilo imbevuti di acqua e tensioattivo (tween 20 al 3%): la leggera azione abrasiva ha permesso la rimozione delle ridipinture presenti. Sono state rimosse le vecchie stuccature cementizie e le lacune sono state poi risarcite con malta di finitura a base di calce aerea. Al fine di restituire la leggibilità delle scene raffigurate si è proceduto con la reintegrazione pittorica localizzata, in particolare lavorando sui fondi per mettere in risalto gli elementi figurativi. La stessa modalità di intervento è stata seguita per i tondi raffiguranti busti romani presenti alla sommità della facciata. Alcuni tondi sono stati oggetto di un precedente restau- ro che ne ha modificato la matericità e la qualità pittorica. Si è deciso quindi di rimuovere questi in- terventi, in maniera localizzata, restituendo così una lettura omogenea alla serie pittorica. Al termine, le superfici sono state trattate con protettivo idrorepellente nebulizzato.

Le parti metalliche sono state trattate mediante brossatura per eliminare l’ossidazione, e verniciate con apposito fondo antiruggine e soprastante stesura di smalto pigmentato.

Gli elementi lignei sono stati restaurati mediante l’asportazione meccanica a secco con mezzi quali spazzole e pennelli dei depositi di particellato incoerente. La loro ferramenta è stata accuratamente pulita e trattata con apposito antiruggine. Gli scuri sono stati oggetto di carteggiatura e assottigliamento dello spessore della vernice presente al fine di predisporre il supporto alla stesura della nuova finitura concordata previamente con la DL. Tutti gli elementi lignei (scuri, portone e porta seconda- ria) sono stati sottoposti a opere di stuccatura delle piccole mancanze e parti danneggiate. Negli scuri sono state realizzate anche alcune reintegrazioni di parti mancanti o marcescenti e non più recu- perabili, con essenza uguale all’originale. Gli oscuri sono stati verniciati in laboratorio e, una volta rimontata l’apposita ferramenta, sono stati riportati in cantiere per il loro rimontaggio, con regolazione e posa in opera finale.

Per approfondire la storia del palazzo:
https://trevisourbspicta.fbsr.it/ (n. 214)


Ultimo aggiornamento

19 Giugno 2024, 11:14