11 ottobre | Presentazione del restauro del Cenotafio a Canova

Il restauro del Cenotafio canoviano, interamente finanziato dal Comitato Britannico per la salvaguardia di Venezia, Venice in Peril Fund, è stato condotto con la Direzione del personale tecnico della nostra Soprintendenza, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna, territorialmente competente

Data:
7 Ottobre 2022

11 ottobre | Presentazione del restauro del Cenotafio a Canova



Martedì 11 ottobre 2022 alle ore 15.00 a Palazzo Ducale a Venezia sarà ufficialmente presentato il restauro del Cenotafio a Canova, conservato presso la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

Prenotazione obbligatoria sino ad esaurimento posti. Per prenotare, inviare una mail a rsvp@veniceinperil.org


Programma


INTRODUCE

Arch. Emanuela Carpani

Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna

INTERVENGONO

Dott.ssa Paola Marini

Presidente dell’Associazione Comitati Privati per la salvaguardia di Venezia

Guy Elliott

Chairman, Venice in Peril

Arch. Don Gianmatteo Caputo

Patriarcato di Venezia – Beni culturali ecclesiastici

Don Angelo Pellanda

Parroco della Parrocchia di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Dott. Fabrizio Magani

Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

Arch. Francesca Vendittelli

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

Dott.ssa Monica Pregnolato

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

Restauratore Giovanni Giannelli

Ottorino Nonfarmale S.r.l.


Il restauro del Cenotafio canoviano, interamente finanziato dal Comitato Britannico per la salvaguardia di Venezia, Venice in Peril Fund, per un importo complessivo di 450.000 €, è stato condotto con la Direzione del personale tecnico della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, nelle persone dei funzionari arch. Francesca Vendittelli e dott.sa Monica Pregnolato, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna, territorialmente competente.

Costante è stato il dialogo con la committenza, la Parrocchia di Santa Maria Gloriosa dei Frari, che ha svolto il ruolo di stazione appaltante, per tramite del RUP arch. Roberta Martel.

Il Cenotafio a Canova venne innalzato nel 1827 – trascorsi cinque anni dalla morte dell’Artista – prendendo ad ispirazione il modello, mai realizzato, che Canova stesso aveva nel 1794 destinato a Tiziano e che aveva trovato parziale esecuzione nel monumento funebre a Maria Cristina d’Austria, conservato presso la Augustinerkirche di Vienna. Costruita interamente con blocchi in marmo di Carrara, tranne il basamento in lumachella, l’intera opera è composta da una grande piramide che poggia su una larga scalinata a tre gradini su cui sono collocate le statue costituenti l’intera rappresentazione funebre, a propria volta eretta sull’alto basamento rivestito da lastre di lumachella. Sul fronte della piramide una porta in bronzo semiaperta immette alla piccola stanza sepolcrale dove è custodito il cuore di Canova, sin dal 1822 conservato presso l’Accademia di Belle Arti e trasferito ai Frari proprio nel 1827. Il monumento, finanziato con una sottoscrizione internazionale testimonianza della profondissima eco che la morte dell’artista aveva provocato in tutta Europa, rappresenta il contributo che allievi e discepoli tributarono all’arte del Maestro, alcuni dimoranti a Roma, altri in Veneto. Il bassorilievo al di sopra della camera sepolcrale è opera di Antonio Bosa, Il Genio sulla sinistra di Giuseppe De Fabris, il Leone alato fu realizzato da Rinaldo Rinaldi; sulla destra, l’allegoria della Scultura è opera di Bartolomeo Ferrari, seguita dal suo Genio tutelare (opera di Rinaldo Rinaldi) e dal gruppo scultoreo delle arti della Pittura e dell’Architettura, opera di Luigi Zandomeneghi, seguite dai rispettivi Genietti tutelari, lavoro di Giacomo de Martini.

I lavori, avviati nel giugno 2021 e conclusi il 6 ottobre u.s., sono stati eseguiti dal Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale S.r.l., forte di una pluriennale esperienza maturata nell’ambito di numerosi e prestigiosi interventi su complessi monumentali di particolare problematicità, anche in territorio lagunare.

La campagna di studio e ricerca si è avvalsa della consulenza del prof. Ing. Claudio Modena e dell’ing. Carlo Bettio, che hanno curato gli aspetti strutturali e di miglioramento antisismico.

L’intervento di restauro, preceduto da una approfondita fase diagnostica e di ricerca, iniziata a partire dalla metà degli anni Duemila, si è reso necessario e urgente a causa di un progressivo degrado del monumento, realizzato precipuamente in marmo di Carrara – fatte salve le strutture interne in pietra d’Istria e laterizio e il rivestimento del basamento in lastre di lumachella – che presentava evidenti fenomeni di alterazione differenziale, quali esfoliazioni e disgregazioni superficiali, in uno stato d’avanzamento tale da compromettere l’integrità di intere componenti plastiche.

Il complesso intervento si è articolato in due distinte fasi operative: un ‘cantiere pilota’, svoltosi da luglio a dicembre 2020, che,alla luce delle risultanze scientifiche, ha consentito di esperire una efficace verifica metodologica, e l’intervento vero e proprio appena concluso, messo a punto sulla scorta delle linee progettuali sperimentalmente verificate.

Il cantiere, attraverso puntuali interventi di carattere rigorosamente conservativo, mirati ad arginare e ridurre i fenomeni di degrado che hanno interessato le diverse parti costitutive del monumento, ha offerto anche un’eccezionale occasione per acquisire informazioni in merito alla storia conservativa e all’assetto costruttivo del gruppo scultoreo, fornendo indispensabili elementi conoscitivi che hanno consentito di calibrare le lavorazioni in funzione delle esigenze conservative di ogni singola componente materica e strutturale, anche in relazione al sensibile organismo architettonico nel suo complesso. 

A partire da una poderosa campagna di approfondimento diagnostico, volta ad individuare la più idonea metodologia d’intervento, verificandone l’efficacia in itinere, le operazioni si sono concentrate sulla eliminazione dei fattori deteriogeni, che nel tempo hanno compromesso l’integrità materica dei lapidei, mediante la successione delle fasi di seguito delineate.

Si è proceduto così al miglioramento della traspirabilità superficiale dei marmi, gravemente ridotta a causa di pregressi trattamenti non corretti, mediante applicazione di solventi adeguati, seguita da una sequenza di impacchi estrattivi dei sali solubili presenti all’interno del materiale lapideo. Fondamentale è stata la totale rimozione degli elementi in ferro, rilevati attraverso apparecchiature elettroniche e sostituiti con perni, staffe e ancoraggi in acciaio inox, inseriti durante le fasi di smontaggio delle parti costitutive del monumento e aventi funzione di ritegno e di presidio antisismico. Le lastre di rivestimento basamentale in marmo lumachella sono state completamente rimosse dalla struttura in pietra d’Istria, eliminando vari incollaggi inidonei; riassemblate nelle fratture; rinforzate sul retro e ricollocate mediante un particolare staffaggio in acciaio inox, atto a conferire un elevato profilo di sicurezza e al contempo di reversibilità. La cancellata metallica che circonda il monumento, temporaneamente rimossa per operare sulle parti lapidee, è stata ricollocata apportando modeste modifiche ai meccanismi di ancoraggio alla pavimentazione, in modo da permetterne una agevole rimozione per facilitare l’accesso al Monumento nel corso dei futuri interventi manutentivi. Al fine di ridurre il fenomeno di imbibizione delle strutture murarie, e quindi di migrazione di sali solubili dovuto alla risalita capillare, si è da ultimo intervenuto in corrispondenza del fronte meridionale esterno, predisponendo opportuni accorgimenti volti a rendere maggiormente efficace il sistema di allontanamento delle acque meteoriche dal complesso basilicale.

L’insieme delle operazioni ha pertanto consentito di restituire al Monumento una accettabile condizione di equilibrio conservativo, pur nella consapevolezza che alcuni dei danni subiti dai marmi siano ormai irreversibili. 

Alcuni processi di deterioramento, se pur analizzati e ad oggi contenuti, renderanno indispensabile un regolare monitoraggio del monumento, atto a testare l’efficacia degli interventi e a registrare l’eventuale riacutizzarsi dei fenomeni, e una manutenzione periodica programmata, al fine di garantire, per quanto possibile, il permanere nel tempo di una situazione di equilibrio conservativo del manufatto.

Ultimo aggiornamento

7 Ottobre 2022, 21:24