Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso

Vallada Agordina (BL), loc. Sacchet – Chiesa di San Simon

Pronto intervento del 2005. Restauro campanile e copertura della chiesa

Data:
6 Aprile 2020

Vallada Agordina (BL), loc. Sacchet – Chiesa di San Simon






La chiesa di S. Simon è situata su un crinale del monte  Celentone. La morfologia del terreno, che  ha fortemente condizionato l’impianto, poneva il complesso della chiesa e del campanile in una posizione dominante rispetto al paesaggio ed ai villaggi della valle. L’edificio, caratterizzato  dall’alta cuspide della  torre campanaria, è espressione dell’architettura  medioevale, testimoniato anche dalle tracce del protiro.

Il suo impianto a navata unica e gli elementi architettonici, ci mostrano  il risultato  di una serie di rimaneggiamenti ed ampliamenti. Oggi, elementi rinascimentali, presenti all’interno nelle partiture architettoniche dipinte (ordine + arco) che ricoprono  le sue pareti con un ciclo di affreschi, si fondono con le proporzioni e i materiali legati al periodo settecentesco. Nel 1773 viene infatti ampliato l’arco trionfale tra l’aula e l’abside,  di cui rimane traccia nelle discontinuità degli affreschi (Fig.1). Al  rinnovamento stilistico si deve anche l’attuale  controsoffitto a botte, in arelle  di legno e malta, scandito da cinque vele con lunette cieche sul lato nord e finestrate a sud.

Nel 2005, col progetto redatto e diretto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio delle province di Venezia – Belluno – Padova e Treviso, è stato eseguito il restauro conservativo del campanile e il rifacimento del manto di copertura (Figg.2-3), in quanto  l’avanzato stato di degrado delle scandole di larice aveva creato una situazione di  grave pericolo per la conservazione del ciclo di affreschi.  Il campanile, tipico esempio di architettura alpina  presenta un’alta cuspide ad otto falde, originate da quattro timpani con manto in scandole di larice.  La parte basamentale in pietra a vista, largamente infestata dai biodeterogeni  e vegetali, mostrava delle  invasive sigillature cementizie. Anche l’intonaco delle celle campanarie, originario a calce, presentava  integrazioni cementizie, con  stati di decoesione, cadute di superfici e infestazione dai biodeterogeni  e vegetali. Inoltre i bordi di contatto tra la torre campanaria e il tetto della chiesa, non risultavano ben sigillati con conseguenti infiltrazioni d’acqua meteorica.  L’intervento sul  campanile, articolatosi attraverso un rilievo elaborato sulla base di fotopiani digitali che hanno restituito la mappatura del degrado e la cronologia degli interventi, ha una finalità   strettamente conservativa, volta a consolidare gli elementi lapidei e a recuperare gli intonaci originali decoesi; a rimuovere i recenti  interventi, incompatibili per le caratteristiche fisico-meccaniche e dannosi ai materiali originali.  Non avendo grandi estensioni di intonaco originale, ma solo pochi frammenti, si  è scelto di non uniformare la finitura del  campanile. In questo caso, è risultata  predominante la valutazione secondo  l’istanza storica: attraverso il  cambiamento dei materiali, anche l’osservatore meno esperto può cogliere  la stratificazione storica del campanile (torre tardo romanica con muratura a vista e rialzamento cinquecentesco intonacato).

Usando gli stessi componenti dei materiali è stata garantita la compatibilità fisica, mentre scegliendo per inerte la sabbia locale, ma con una granulometria più fine, e lavorando sottosquadro, si è voluto differenziare, ad una distanza ravvicinata, l’intervento,  offrendo da lontano, una lettura unitaria del periodo storico maggiormente testimoniato (Figg.4-5-6).

Riferimenti bibliografici:
S.Rotondo, “Materiali e tecniche costruttive nella valle zoldana”, in M. Pregnolato (a cura di)  Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese, Val di Zoldo. Belluno 2005,  pp.57-60.
S.Rotondo, “Principi e  metodologie di restauro nella chiesa di San Simon”, in M. Pregnolato (a cura di)  Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese, Val di Zoldo. Belluno 2005,  pp. 73-83.


Ultimo aggiornamento

24 Giugno 2021, 17:51